Note di Paolo Nesler su Mio fratello di Daniel Pennac (incontro di venerdì 25 gennaio 2019)
Come viene inquadrato Bartleby, già qui il fuoco si sposta sul notaio e di come vive questo incontro:
se avessi riconosciuto in lui qualcosa di comunemente umano, l’avrei senz’altro cacciato con violenza dal
mio studio. Ma, nel suo caso, era come mettere alla porta il mio pallido busto in gesso di Cicerone
(pag.19)
Sul pubblico dei teatri:
I più anziani si addormentavano. Io badavo a non svegliarli, cercando però di non fare addormentare gli
altri. C’è una forma di fiducia nell’assopirsi a teatro. Non è segno di grandissimo interesse per il testo, è
vero, mo significa mettere il sonno sotto la protezione di una voce. Un piacere regressivo che anch’io mi
concedo con una certa frequenza (pag.20).
Mi ritrovo anch’io negli addormentati, con imbarazzo e senso di colpa. Mi piace l’immagine della fiducia
e del mettere il sonno sotto protezione di una voce.
Dell’ultimo sguardo al cadavere del fratello:
Quando arrivo al suo capezzale, mio fratello morto è gonfio come un’otre, reso irriconoscibile dai gas
(pag.23) Lui così magro, l’hanno trasformato in un cadavere obeso con le palpebre gonfie. Ovviamente
nessuno ne ha colpa … (La clinica) chiede ancora alla clientela di divulgare l’eccellenza delle sue
prstazioni. È quello che mi invita a fare un manifestino incollato al vetro della cassa. Ho strappato il
manifestino (era un gesto infantile), e poi non sapevo più cosa fare (pag. 23)
L’immagine dei miei congiunti morti, dei loro cadaveri, dei pensieri che in quei momenti avevo. Il primo
ricordo ai miei sette anni col nonno, sino a mio padre avvolto in un lenzuolo bianco.
Le esperienze di trascendenza di Bernard e l’attaccamento a Daniel:
A me offrì, della sua resurrezione, una versione più interessante. Mi raccontò di aver fatto l’esperienza
psichica o sensoriale della luce in fondo al tunnel (pag.26)
E se, dopo tutto, la morte offrisse un’immensa tranquillità dopo l’inaudita confusione della vita? E se …
dietro quella luce di cui contestava l’origine soprannaturale lo aspettasse un eden dove non sarebbe più
stato bombardato dalle convinzioni degli uni e degli altri, dove finalmente si sarebbe placato il letale
frastuono delle certezze e delle brame.
“Mi stai dicendo che hai sacrificato la tua morte per me? La resurrezione come sacrificio supremo?
Grazie Tante!” “Puoi dirlo forte. Vivere non è mica uno scherzo” (pag.27)
Cos’è la luce bianca, la fusione col tutto, l’esperienza mistica che non trova parole solo un chiarore che
avvolge e accoglie.
La fratellanza, l’affetto, la ritualità e la formazione del pensiero e delle forme espressive:
Io avevo cinque anni, lui dieci e il quotidiano compito di prepararmi la merenda. Questa cerimonia
l’avevamo trasformata in un lungo rituale ludico … (pag.30)
Fu proprio lui che mi insegnò a parlare e poi a leggere i romanzi che amava. Verso la fine della vita mi
offrì dei biscotti che faceva, e a cui aveva messo dello zenzero. Porgendomi il cestino, disse: “Gradisci un
Bartleby?” (pag.31)
Sentirsi migliori, conoscere i trucchi per farlo e sorriderne:
Non mi costerà niente o quasi niente, essere gentile con Bartleby, assecondare la sua cocciutaggine e,
così facendo, far scorta nell’animo di ciò che potrà eventualmente diventare una pelibatezza per la mia
coscienza (pag.32)
Gli spettatori erano … tutti dalla parte del notaio. Un uomo capace di prendersi in giro … Li conosciamo
anche noi, quei trucchetti mentali che ci fanno sentore migliori, e come lui ne vediamo benissimo il
funzionamento (pag.34)
L’ironia sdrammatizzante di Bernard:

In un paesino con Daniel quindicenne e Bernard ventenne. Scenata di un turista tedesco. Bernard: “Ha
ragione, siamo tremendamente interessati ai suoi soldi. Quindi, sia gentile, l’anno prossimo rimanga a
casa sua e ci spedisca un assegno” (pag.38)
Il ritratto di Bernard:
figlio e fratello preferito di una famiglia. Dirigente stimato, padre adottivo di due bambini fortunati,
padre sgomento di un bambino nato morto. Anima parkinsoniana di una vecchiaia senza amore.
Direi anche che non approfittò né della sua condizione di figlio prediletto, né della sua autorità paterna,
che non si vantò mai della stima che i sottoposti nutrivano per lui, che tenne per sé il dolore del lutto e
non si lamentò mai di un qualsiasi deficit di amore coniugale (ai miei occhi così flagrante negli ultimi
anni della sua vita come lo avessero abbandonato nudo nella neve)
Lo stile minimalista, non essere d’ingrombo, di peso. Una scelta di essere nel mondo in cui mi ritrovo.
L’elogio della professione del notaio, colui che sa tutto di tutti (pag73-74)
Quello che capita:
Russatore precoce e tenace …
Perciò camere separate. Lo immagino accettare tranquillo il verdetto e lasciar fuggire via l’oggetto del
desiderio senza nemmeno un gesto per trattenerlo. Camere separate, perché no, dopo tutto? Per lui non
doveva essere un esilio, era una conseguenza naturale di quel disfacimento. Lenta decomposizione
affettiva prima della notte del corpo (pag.79)
Trovo folgorante l’immagine della decomposizione affettiva e della notte del corpo, su queste cose non
riesco a confrontarmi con altri come ci fosse un tabù sottostante.
Della scelta di rappresentare Bartleby lo scrivano:
Perché avevo messo in scena il solo personaggio del notaio, che quasi ammattiva per colpa dello
scrivano? E perché mi ero attribuito la sua parte? Mi resi conto, allora, che recitavo con mio fratello
assente. Per tutta la vita avevamo recitato insieme. Salivo sul palcoscenico come se lui fosse stato tra il
pubblico …
Da vivo gli era sempre piaciuto vedermi recitare… Diceva di essere fiero di me, come quando eravamo
bambini (pag.104)
Per chi faccio quello che faccio. A quale parte della mia storia mi appoggio e quanto ne sono cosciente.
Il rapporto con la malattia che trasfigura:
Ero un pessimo visitatore (di un altro fratello con l’Alzheimer) nella casa di riposo.
Non appena ero in sua presenza, mi sentivo impacciatissimo. Mi riconosceva? In realtà ero io che non lo
riconoscevo, e questo mi paralizzava: in ciò stava la mia follia. Dov’era finito mio fratello?
… E adesso mi ritrovo nella sua stanza a non sapere cosa fare perché lui non era più il fratello che avevo
conosciuto: dove sta la vera follia? (pag.107-108)
Saluto Emma, mia zia novantottenne, il suo sguardo vacuo che non mi riconosce mi turba e mi interroga.
Cosa lega le persone:
… Mi ero messo in testa di far dire alla moglie una cosa gentile su mio fratello. … una cosa qualsiaisi,
una cosa carina, un bel momento, un dettaglio che ti intenerisce, qualcosa che ti faccia piacere. “Non
l’ho mai tradito” (pag.115)
Il mistero dei rapporti tra le persone. Sarà solo paura che li fa andare avanti

Gli incoraggiamenti:
Da bambino (Daniel) disperato: “Sono scemo! Sono scemo! Sono scemo!”…
Il grande (Bernard) con voce calma e convincente: “Ma no, se tu fossi scemo, lo saprei”
L’inprinting che ti segna e ti accompagna nella vita.